Mese: gennaio 2010

Jeeg papercraft

Qualche anno fa ho avuto modo di vedere questo lavoro
Sono rimasto di stucco… per quanta gente brava, con la scultura o modellazione, io abbia visto, a me queste cose mi lasciano esterefatto e profondamente ammirato.

Così spinto emotivamente mi sono voluto cimentare anche io in una “scultura di carta”, che più propriamente viene definita Paper Model o Paper Craft.
Come soggetto ho scelto JEEG ROBOT D’ACCIAIO.

Per ogni buon progetto si parte documentandosi, così ho raccolto un po’ di immagini per farmi un’idea del mecha design che avrei voluto adottare ed ho poi fatto lo schizzo di guida per il modello per le proporzioni delle parti e l’estetica da produrre.

Per prima cosa poi ho prodotto le sfere di giunzione dei componenti, con una miscela di acqua, vinavil e tovagliolini… poi non sono molto convinto del risultato, ho cercato e trovato le palline di carta che si usavano per le cerbottane tanti anni fa.

Per garantire una certa snodabilità e solidità ogni sfera viene legata al componente del robot tramite un pezzo di elastico (come nelle vecchie bambole).

Prima di capire come procedere esattamente ho fatto numerose prove di uso e taglio della carta e per ogni componente ho realizzato diverse prove prima di definirne la forma finale.
Per gli studi lavoravo con normale carta da fotocopie, mentre per il modello finale ho utilizzato della carta un poco più spessa, da 100 g/mq.

Ho iniziato la costruzione, il mechdesign cambia un po’ perché adotto un metodo costruttivo diverso rispetto a quello che pensavo inizialmente.
Da un lato meglio così verrà qualcosa di inedito.

I piedi, vista suola

con lo snodo

particolare dell’interno, lo snodo sferico è legato con un elastico al piede

i pugni non ancora terminati, ma i volumi sono questi

gli stinchi in costruzione

piedi più stinchi uniti

le coscie

un particolare del giunto interno con elastico

il bacino in fase di costruzione

il bacino finito

il bacino con la parte superiore

una prova di posizionamento

il torace in fase di studio

ho posizionato all’interno del busto un supporto per la testa

il volume del torace finito visto di fronte

visto di dietro

una prova di posizionamento del tutto, come vedete ho fatto anche una piccola aggiunta alle gambe, sulle coscie ho inserito i due spoiler tipici di Jeeg

il tronco terminato

Inizio della testa, sono partito da una palla di carta più grande fatta con tovaglioli e vinavil ricoperta nella parte alta da spicchi di carta

la definizione dei volumi


ed eccola finita

in realtà così non mi piaceva ed ho fatto delle modifiche, accorciando le due protesi laterali e rivedendo alcune proporzioni del viso, qui potete vedere nel dettaglio le modifiche che ho fatto alla testa

una prova di posizionamento dei componenti, le braccia non sono ancora arrivate… ci sarà traffico

le spalle


la parte bassa terminata con le ultime rifiniture alle gambe

Jeeg ancora senza avambracci

gli avambracci in costruzione

le mani terminate

Gli ultimi ritocchi agli avanbracci

Ed eccovi il risultato Jeeg finito!!!
Ho scelto di non dipingerlo per due motivi, non sono bravo e non ho voglia 😀


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Kapoguerra su moto

Per Warhammer 40K, un board game, sto iniziando a costruirmi l’esercito di Orki, questa è la mia interpretazione del Kapoguerra su moto.
Questo pezzo una volta terminato è stato preso in cura e dipinto da Rapaz alias Davide Rapazzini, un bravo pittore che ha portato il tutto a concorrere al GD 2009 di Modena, dove però purtroppo non ha riscosso il successo sperato pur essendo arrivato in finale.
Ma veniamo alla costruzione.

Ho iniziato con il preparare l’orko per la seduta, che deriva dal Kapoguerra della scatola base

Mi sono dedicato alla moto, cercando di essere abbastanza fedele ad un mezzo reale, visto che sono anche motociclista.
Data l’importanza del modello e la dimensione del pilota la moto dovrà essere più grande di quelle comunemente usate nel gioco e disponibili in commercio.
Ho dovuto quindi autocostruire tutto con la tecnica dello “scratch building”.
Ovvero prendere qualunque cosa ti capita a tiro e sottoponendola a lima, cutter, pinze e colla farla diventare ciò che si desidera.

Le ruote sono di un modello di buggy, la forcella deriva da un modello Tamiya ben più grande

Il motore prende forma, un bel 6 cilindri realizzato con un laciarazzi e dei componenti di un circuito elettronico

Il motore con più dettagli e il suo telaio, potete vedere anche la sella e il serbatoio, ricavato dal pulsante di una biro a scatto

Il retrotreno, il monobraccio e un piccolo ritocco al telaio per reggere meglio il motore


Ho aggiunto la pinza sul freno anteriore il manubrio e le pedane

Ritocchi a vari particolari e una sommaria prova di postura





Ho aggiunto gli scarichi, alcune rifiniture e accessori… la moto è quasi terminata.




Le prove di posizionamento portano a dover fare dei piccoli aggiustamenti.
Potete vedere anche il confronto dimensionale con le moto in commercio e verificare la proporzione dell’intero modello




Ho stabilito la posizione definitiva in sella del Kapoguerra


Anche il Kapoguerra va rifinito, maggiorando la muscolatura dove serve e correggendola in funzione della nuova postura


Sono tornato ad occuparmi della moto aggiungendo gli ultimi particolari


Quindi eccovi il risultato finale